giovedì 9 dicembre 2010

"Viviamo in un'epoca in cui un bel nome è indispensabile per introdursi in una corte" [Cit.]

Ebbene si, sono ancora viva.
"In che tempesta hai inzuppato i tuoi capelli?"
La cassiera della Coop mi ha chiesto perchè non credo in babbo natale.
"Ci hai pensato almeno un pochino?"
Non ho smesso un secondo di pensarci, cazzo. Ma non a te. Ho pensato a quanto sia difficile. Capire di che colore sono i miei occhi. Ricordarsi i nomi dei monti, e da piccola te li avevano insegnati tutti, o forse erano i nomi degli alberi. Capire l'esatto momento in cui il dolore sparisce, perchè te ne accorgi solo quando pensi che prima stavi male.
L'acquaragia sembra sola come un cane randagio. Come gli immigrati il sabato sera. O le anziane con la borsa della spesa senza più nessun nipote da sfamare.
E i razzi che volano nel cielo sono fuochi d'artificio. Artificiali come i tuoi denti troppo bianchi, la tua pelle troppo liscia.
Sorridevi sempre, per via di quelle bombe ai lati della bocca, mica perchè eri felice, dicevi.
"Come potrei dimenticare"
Avrei voluto dirti che in qualche modo sono sempre stata qui intorno, intorno al tuo cuore, intendo. Come un inutile anello di qualche cazzo di pianeta, inutile come gli anelli della gente che si sposa e gli agnelli che non saranno mangiati a pasqua.
Ah no, devo pensare a Natale, intanto.
Per non pensare che ti amo e ogni volta che qualcuno mi chiede di uscire dico di no perchè penso a te e perchè non ho voglia di truccarmi e di mettermi un paio di scarpe carine. Ho voglia che qualcuno mi paghi da bere, ho voglia dei cioccolatini del calendario dell'avvento. Anche se non so ancora bene cosa sto aspettando. Amen. Forse soltanto di sentirti respirare, è stupido ma alle volte può bastare.

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